Laureati in linguistica e semiotica che si occupano di machine learning o filosofi che diventano automation ethicist. Le figure con un retroterra umanistico sono sempre più ricercate, anche nel settore ICT.

 

Un report dell’American Academy of Arts and Sciences rivela che gli studi nelle ‘arti liberali’ garantiscono margini di entrate e soddisfazione in linea con gli altri corsi di studio.

 

Il valore aggiunto delle lauree umanistiche potrebbe essere proprio l’assenza di una traiettoria univoca tra studi e lavoro. Nella ricerca emerge che l’11% dei laureati nel settore fa carriera nel management, accanto a quote interessanti di professionisti riconvertiti in ambiti come ICT, finanza, vendite, servizi. Le industrie del digitale e del tech si stanno rivelando come due tra le più ‘affamate’ di laureati in possesso delle competenze fornite dagli studi umanistici.

 

Ad esempio studi in linguistica e semiotica possono essere decisivi quando si tratta di “istruire” robot con le tecniche del machine learning, mentre una base in filosofia etica e morale è necessaria per un automation ethicist (gli specialisti chiamati a valutare gli impatti economici e sociali dell’automazione), ‘dando un senso’ a macchinari concepiti per dialogare con i dipendenti umani.

 

Mentre gli indicatori citati dal report relativamente al reddito mediano e alla soddisfazione economica lasciano un po’ il tempo che trovano (essendo il target della ricerca statunitense), il fatto che sempre più ‘umanisti’ vengano inclusi nel settore della digital economy è indiscutibile. Questo per le caratteristiche del loro approccio teorico. Ma anche per una predisposizione psicologica, se così si può dire.

 

Lorenzo Tomasin, ordinario di storia della Lingua italiana all’Università di Losanna, la spiega così: «Chi entra in una facoltà umanistica sa dal primo giorno che non andrà a ‘professionalizzarsi’; e questo predispone dal punto di vista della reazione psicologica: devi essere versatile perché sai che i problemi che affronterai saranno diversi da quelli studiati».

 

(Fonte: Il Sole24Ore)