Obiettivo dell’articolo è fare chiarezza sul concetto di valutazione d’impatto e proporre un approccio metodologico che possa rendere misurabile e tangibile un valore che, per definizione non lo è. Il Social Return of Investment (SROI) nasce per questo.

 

di Veronica Vitullo – v.vitullo@l4v.it

 

Ultimamente si sente parlare di valutazione d’impatto, investimenti responsabili o sviluppo sostenibile, tanti nomi e sigle: PRI (Principles for Responsible Investments), SDGs (Sustainable Development Goals), ESG (Environment, Social, Governance), Social Impact, SROI (Social Return On Investment), GRI (Global Reporting Initiative), ecc. Non è strano quindi trovarsi a vagare in uan boscaglia terminologica, nella quale è difficile orientarsi.

Se nel precedente articolo fu fatta chiarezza sulle imprese ad impatto sociale, oggi ci addentreremo nei meandri della valutazione d’impatto.

 

Da dove partiamo?

Intanto, vale la pena definire cos’è l’impatto sociale, ovvero: “l’attribuzione delle attività di un’organizzazione ai risultati sociali complessivi di più lungo termine.” (EVPA, 2013)

In altre parole, si tratta della creazione o dispersione di valore derivante dall’attività dell’azienda nella sua interezza oppure da un progetto in particolare. Più precisamente, può identificarsi come un cambiamento duraturo, positivo oppure negativo, e che viene vissuto da persone/enti/organizzazioni influenzate o che influenzano l’attività (i cosiddetti stakeholder).

Come si può dunque misurare l’impatto sociale di un progetto o di un’attività e capire quanto i cambiamenti abbiano influenzato o influenzino la comunità di riferimento?

 

Scegliere un percorso per misurare l’impatto

Per addentrarsi nel bosco della valutazione d’impatto senza rischio di perdersi, è necessario scegliere il sentiero giusto. I ‘sentieri’, o metodologie, che in questo campo si basano su proxy (parametri costruiti per esprimere un valore intangibile in forma misurabile) sono diversi; ma l’unico che valuta gli impatti generati sugli stakeholder è il Social Return On Investment (SROI).

Questo indicatore è basato sulla teoria del cambiamento e il modello logico, sintetizzato nella figura seguente: quest’ultimo è formato da elementi quali input, attività, output, outcome e impatto, che sono parte integrante di un’analisi SROI.

Modello SROI

Il framework SROI utilizza questi elementi per quantificare ciò che è intangibile, ovvero gli effetti dei cambiamenti – gli outcome – generati dall’attività (oppure dal progetto) aziendale. Anche se a volte criticato a causa dell’approccio che tende a monetizzare gli outcome, lo SROI è l’unico che permette di eseguire confronti tra più progetti o tra i diversi outcome all’interno del medesimo progetto.

Data la sua natura numerica, è importante non soffermarsi solo sul risultato finale: l’analisi deve essere infatti considerata nella sua interezza, sviluppando una mappa di valore o Value Map.

La Value Map è una guida, essenziale durante il percorso di analisi; la mappa è infatti articolata in diverse fasi consequenziali, che rappresentano le componenti della valutazione SROI.

SROI Value Map

Le pietre miliari nel cammino dello SROI

Le componenti della Value Map, che noi chiameremo ‘pietre miliari’, vengono di seguito introdotte.

La prima ‘pietra miliare’ della valutazione SROI è la definizione dell’obiettivo: a chi sarà indirizzato il report? E soprattutto, quali decisioni verranno prese a seguito della sua lettura? Sarà poi essenziale definire l’ambito di riferimento: l’attività oggetto d’analisi, il periodo, se la valutazione sarà ex post o ex ante e come l’attività contribuirà alla creazione dell’impatto sociale.

Seconda ‘pietra’ nel cammino è rappresentata dal coinvolgimento degli stakeholder: clienti, organizzazioni, enti pubblici, dipendenti, ecc. La loro partecipazione nella valutazione dell’impatto generato è un elemento chiave dell’analisi. Solo così, infatti, sarà possibile capire quali outcome – cambiamenti generati dall’attività – sono rilevanti e significativi per gli stakeholder di riferimento.

Prima di passare ai cambiamenti, la terza ‘pietra’ sul cammino è l’identificazione degli input, le risorse necessarie all’attività come denaro, tempo, donazioni in natura apportate dagli stakeholder, e gli output, i risultati dell’attività svolta.

Di conseguenza, la quarta ‘pietra’ del cammino è rappresentata dagli outcome, o cambiamenti generati, che possono avere carattere positivo o negativo, ed essere attesi e non attesi.

Quando si analizzano gli outcome, è necessario mettersi nei panni degli stakeholder e capire quali sono i cambiamenti generati dall’attività e che essi ritengono importanti, anche se non inizialmente preventivati.

Ecco perché l’analisi SROI richiede molto tempo: alcuni outcome potrebbero presentarsi solo dopo diversi anni (si pensi ad un progetto inerente all’educazione scolastica nelle scuole primarie i cui effetti saranno misurabili solo dopo 10-15 anni). Inoltre, gli outcome rendono espliciti non solo gli impatti positivi ma anche quelli negativi, per cui sarà necessario mettere in atto un piano di gestione per mitigarli e diminuirli.

Nel processo di analisi degli outcome è possibile che alcuni di essi possano collegarsi ad altri, evidenziando così cambiamenti tra loro concatenati.

L’ultima ‘pietra miliare’ è la stima e la valutazione della quantità di cambiamento (positivo o negativo) generato dall’attività.

Lo SROI combina diverse tipologie di indicatori (oggettivi e soggettivi) con due possibili fonti di dati: gli stakeholder oppure i dati scientifici. La parte più delicata di tutta l’analisi sta proprio nella discrezionalità del valutatore nell’applicare l’indicatore più adeguato per cogliere la profondità del cambiamento e tradurre l’analisi in un valore monetario.

Una volta calcolato l’impatto netto rapportandolo con gli input iniziali, si sarà in grado di misurare il ritorno sociale dell’investimento; ma, come spiegato all’inizio, i temi principali dell’analisi sono piuttosto gli obiettivi e l’ambito.

In chiusura, questa frase ben riflette l’obiettivo di una valutazione d’impatto:

 

What is a cynic? A man who knows the price of everything and the value of nothing.” – Oscar Wilde