La multiculturalità e la diversità non devono essere viste come ostacoli ma come opportunità di crescita e di creazione di vantaggio competitivo. Sia in ambito professionale che nella vita di tutti i giorni.

 

Sono nata e cresciuta in Francia. Ho un padre italiano, nato a Roma, di origine siciliane e tedesche. Mia madre è francese, nata in nord Africa, con origini irlandesi e spagnole. Ho sempre vissuto in Francia, tranne una parentesi in Finlandia, e ho visitato circa 25 paesi. Per tre anni ho girato l’Europa con una società di consulenza e, alla fine, ho posato le valigie in Italia.

 

Mi sento dunque cittadina del mondo e, per questo, vorrei soffermarmi sul concetto di multiculturalità – aspetto a me caro da anni – e su come esso può influire nella vita personale e professionale.

 

La multiculturalità descrive la oggettiva compresenza di culture diverse entro il medesimo gruppo, organizzazione, società. Il concetto di multiculturalità apre a quello di diversità ed è per questo che, oggi, si parla tanto di “gestione della diversità” allo scopo di promuovere ambienti nei quali le persone portano varietà di retroterra, stili, prospettive, valori e credenze: patrimoni per i gruppi e le organizzazioni con cui esse interagiscono.

 

Nell’ambito dei valori aziendali tradizionali, che sono professionalità, rispetto e perseveranza, la multiculturalità fa direttamente riferimento al rispetto, che viene appunto visto come un punto di forza in grado di favorire le pari opportunità.

 

La multiculturalità come ricchezza

Un approccio multiculturale mette a disposizione delle aziende e dei dipendenti molteplici vantaggi. La multiculturalità rappresenta una ricchezza per tutto il team, che così può far affidamento su formazioni, retroterra culturali, esperienze diverse. Una corretta gestione delle diversità migliora sia l’immagine aziendale che quella del datore di lavoro. La multiculturalità permette anche di accrescere l’attrattività della società tra gli attuali e i futuri portatori d’interessi.

 

Sebbene l’Italia sia un paese accogliente, aperto e in cui le relazioni con gli stranieri sono facilitate, la multiculturalità e i relativi vantaggi incontrano numerosi ostacoli.

 

L’Italia è una nazione giovane, con un’identità nazionale fragile e ancora frammentata su base regionale: in questo contesto, nei confronti dello straniero viene ancora troppo spesso puntato il dito. Il paese offre purtroppo un mercato del lavoro poco stabile in cui regna la partita IVA. Inoltre, la disoccupazione è più alta per alcune categorie diverse come, ad esempio, quella degli stranieri: essi non beneficiano delle cosiddette corsie preferenziali e incontrano spesso difficoltà amministrative o, banalmente, difficoltà a trovare un semplice alloggio!

 

La multiculturalità in una piccola azienda

L4V, piccola società di consulenza romana, ha scelto di investire in un team multiculturale inserendo nel suo team due collaboratrici straniere in due anni. L4V propone sul mercato prestazioni intellettuali e vende idee, con l’obiettivo fisso di creare valore. La multiculturalità, e di conseguenza la diversità creata in azienda, aiuta il team a risolvere problemi, a vedere le cose in una prospettiva diversa e diventa quindi una forza al momento di fornire servizi ai clienti.

 

A conferma di ciò, uno studio del MIT di Boston, pubblicato su Science, ha dimostrato che, quando persone con caratteristiche differenti si uniscono per risolvere problemi, si sviluppa un’intelligenza superiore, una sorta di super-mente sociale.

 

La multiculturalità introdotta da L4V conferisce all’azienda un vantaggio competitivo sul mercato: per le lingue parlate, le competenze, le esperienze, in termini di potenziali mercati da sviluppare, potenziali clienti da contattare, business partner da coinvolgere. Una moderna società di consulenza vende certamente le competenze dei suoi collaboratori: il vantaggio competitivo si traduce oggi nella loro apertura, nella capacità di ascolto e di adeguamento a situazioni complesse e, in ultimo, nella loro resilienza.

 

In conclusione, questo articolo intende essere un invito alle PMI e alle start-up italiane ad investire nella multiculturalità e a non limitarla: è necessario, nella vita come sul lavoro, andare oltre i confini del pensiero, la nostra cosiddetta comfort zone.

 

Mi piace chiudere con una citazione di Alphonse de Lamartine, poeta, scrittore, storico e politico francese: «L’uomo completo è solo quello che ha viaggiato molto e che ha cambiato venti volte la forma del suo pensiero e della sua vita».

 

Nella foto: Bansky colpisce nell’intoccabile Venezia: anche qui la contaminazione ha generato valore, facendo schizzare in alto il prezzo di un palazzo storico.

 

di Axelle Andolina – a.andolina@l4v.it